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Tecniche di allenamento

CORSA entro la soglia aerobica (SAE)

L'intensità della corsa entro la soglia aerobica (SAE) o first lactate threshold (LT1) prevede una concentrazione ematica di lattato inferiore alle 2 mM convenzionali, più precisamente nell'intervallo che va dall'1,5 alle 2,5 mM. Questa concentrazione è riscontrabile durante un esercizio continuativo con un tester apposito ed è conseguenza della prima soglia ventilatoria compensata o VT1. In queste condizioni il rapporto VCO2/VO2 (RER) è inferiore a 1 e l’aumento del VCO2 è proporzionale all’effettiva produzione da parte dei tessuti che stanno lavorando.
Il metabolismo è misto e permette di parlare agevolmente, quindi la ventilazione (VE) è aumentata a favore di un’aumentata profondità del respiro, mentre la frequenza respiratoria è normale. La percezione della fatica misurata dalla scala di Borg-CR10 è di circa 4-5 su 10.
Per un corridore allenato il ritmo alla prima soglia ventilatoria (LT1) può essere approssimato a quello di maratona ma questo viaria al variare del grado di allenamento e dalle caratteristiche del soggetto:

  • nel principiante decondizionato LT1 è posta a 7 – 8 km/h e ricade tra il 50% e il 55% del VO2max.
  • dopo alcuni mesi di allenamento, da 4 a 6, sale a 10km/h per un intervallo di %VO2max leggermente superiore.
  • nei corridori amatoriali allenati LT1 supera facilmente i 13km/h, ricadendo in un intervallo che normalmente va dal 65 al 70% del VO2max.

Nel grafico sotto riportato l’andamento della concentrazione ematica di lattato, ad esempio pari al 55% del VO2max, starebbe al di sotto della linea tratteggiata che indica la prima soglia del lattato LT1. Ad ogni intensità di corsa pari o inferiori alla LT1 o SAE si allena la resistenza aerobica cioè il tempo trascorso in queste condizioni grazie alla migliore efficienza di ossidazione lipidica e alla riduzione del costo energetico principalmente per via indiretta, cioè agendo sulla riduzione del peso corporeo, specialmente quando l'abilità di correre almeno 40 minuti consecutivi si è ormai consolidata. Tuttavia, se la frequenza cardiaca è inferiore ai 120 bpm, questa intensità, potrebbe risultare inefficacie sull’aumento della gittata sistolica e quindi sulla forza contrattile del cuore (inotropismo positivo) necessaria per aumentare il VO2max.

immagine del grafico sull'andamento della concentrazione di lattato in base al VO2max

L’estremo inferiore di questo intervallo di l’intensità, corrispondente a circa 1mM di lattato, è utilizzato dai corridori evoluti come andatura di riscaldamento o come seduta di scarico grazie all’aumento dell’apporto di nutrienti a fronte di un carico psicofisico minimale. Mentre l’estremo superiore corrisponde generalmente a gare che vanno fino alle 4 ore.

Nei soggetti principianti che si avvicinano alla corsa per la prima volta oppure che rientrano da un infortunio, compiendo sedute di cammino-corsa, questa è l’intensità di corsa di base da utilizzare per abituare l’organismo a sopportare i successivi carichi crescenti, aumentando la resistenza sia fisica sia psichica. Infatti, le grandezze toccate da questa intensità hanno un limite che tende a saturarsi relativamente presto in rapporto alla vita atletica media degli atleti, cioè in circa 1-2 anni, in misura tanto maggiore quanto le sedute di fondo non sono alternate da graduali sedute di maggiore qualità, sia alattacide sia lattacide, a partire dai primi 4-6 mesi dall'inizio.
Basta pensare che le giovani promesse keniote che intraprendono la strada della corsa professionistica, pur essendo già di una certa caratura, affrontano, nelle prime due settimane, serie “interminabili" a 6’/km (10 km/h) prima di dedicarsi ai “lavori" veri e propri.

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