Modelli applicati alla scienza dell'alimentazione
La moderna scienza dell'alimentazione

La moderna scienza dell'alimentazione sta ampliando costantemente i propri orizzonti grazie ad un crescente numero di professionisti seri o no.
Essi esprimono i propri pareri su come risolvere i principali problemi globali i quali, da un lato, riguardano la lotta alla fame nel mondo
e, dall'altro, la sostenibilità ambientale e la lotta al sovrappeso.
Molto spesso alcuni di questi consigli risultano essere in contrasto con quelli che sono i principi più ragionevoli e pratici.
Se escludiamo, ad esempio, le terapie dietetiche, in cui molto spesso gli alimenti sono abbinati a dei farmaci, le indicazioni
orientate alla prevenzione della salute dovrebbero tenere principalmente conto di fondamentali caratteristiche, che sono:
- coscienza alimentare minima
- autoaccettazione
- stile di vita e gusti personali
- consumi energetici nella settimana
- ripartizione energetica dei macronutrineti
- energia dei singoli pasti
- effetto nutraceutico degli alimenti
- eventuali e possibili interazioni farmacologiche/tossicologiche
- costi ambientali, etici, sociali ed economici
1. Ogni obiettivo tende ad essere vanificato se il soggetto non dispone di un minimo di informazioni sull'alimentazione e, in generale,
non è dotato di sufficiente "cultura" medica.
Nel caso queste siano insufficienti o distorte è opportuno che lo specialista o l'informatore aiuti a "correggere" il manuale interno del soggetto,
consigliando scelte sostenibili.
2. Il possibile processo di miglioramento deve partire da una condizione di partenza ben nota, al fine di poterne misurare i risultati
a livello sia personale, sia individuale.
Conoscere la propria condizione permette di analizzare quelli che si ritiene siano i propri limiti, favorendo l'adesione
ad uno stile di vita migliore.
3. Le azioni e gli interventi volti a migliorare la qualità di vita devono essere personalizzati e basarsi sulle caratteristiche organolettiche
degli alimenti.
Inoltre, queste, se bene allenate, riescono a spiegare con un margine di errore accettabile la salubrità e la sostenibilità di molti alimenti
principalmente freschi.
4. Ogni piano alimentare che non tenga conto dei reali bisogni energetici è aria o, se vogliamo, inchiostro fritto.
Le calorie riportate in etichetta non sono totalmente da demonizzare. In base a quelle assunte e ad altri parametri fisiologici
è possibile determinare la variazione ponderale e poter stimare il tempo necessario per attuare i processi e raggiungere gli obiettivi prefissati.
Inoltre, se per ogni alimento si conosce sia la quantità, sia l'energia è possibile ottenere diversi indici, come:
la densità energetica degli alimenti, l'indice di pienezza gastrica, ecc.
5. Il consumo di ogni macronutriente dipende da molti parametri fisiologici, ambientali e sociali che possono
essere riassunti dal valore dei quozienti respiratori,
opportunamente stimati o musurati, delle singole attività.
In questo punto si determina la percentuale di carboidrati, di grassi e di proteine, ossidati o stoccati nell'organismo.
6. Importante è inoltre sceglire la corretta ripartizione dell'energia nella giornata.
Diete poco omogenee da questo punto di vista tendono a sovraffaticare eccessivamente il sistema gastroenterico, favorendo
l'autoalimentarsi dello scompenso e degli eccessi alimentari. Banalmente si fa riferimanto a cene troppo abbondanti od alle temibili
"abbuffate solitarie di mezzanotte" controbilanciate con periodi di digiuno in momenti inopportuni che espongono il corpo ad un forte stress.
7. Di fondamentale importanza è anche la qualità degli alimenti dal punto di vista degli effetti sull'organismo.
Sono esempi, le sostanze nervine e nootropiche, quelle insulino mimetiche
, quelle allergogeniche oltre ai possibili effetti che il cibo ha sugli ormoni modulatori sia della motilità gastrica, sia della sazietà.
8. Inoltre, occorre tenere presente di eventuali stati patologici sia momentanei, sia stabilizzati e curati utilizzando farmaci.
Alcuni alimenti possono modulare l'effetto farmacologico e, per tale motivo, il soggetto deve essere monitorato grazie ad opportuni esami ematici.
Un tema a sé merita l'alcol contenuto nelle bevande come, ad esempio, il vino rosso, che in passato era utilizzato come un vero e proprio alimento.
Successivamente, complice la crescente offerta vinicola italiana sui mercati nazionali ed internazionali,
il suo consumo è stato incentivato su tutto il territorio italiano visti i possibili benefici offerti da alcune sostanze antiossidanti in esso contenute come,
ad esempio, il resveratrolo e i tannini. Attualmente notevolmente ridimensionati visti gli estesi danni causati dall'alcol contenuto in una dose efficacie di
resveratrolo, ottenibile con circa 2-3 litri di vino rosso.
Tuttavia, se il soggetto è abitutato ad un ridotto consumo abituale ai pasti di bevande alcoliche a bassa gradazione, queste possono essere
lasciate nel piano alimentare per diversi motivi, tra cui, il più importante è la prevenzione dell'abuso.
In questo punto rientra anche l'esercizio fisico vista la sua significativa attività sui metabolismi, sugli equilibri idrici-salini e
sull'interazione farmacologica che, ad esempio, obbliga a ridurre la dose di insulina sintetica nel soggetto diabetico.
9. La sostenibilità di ogni regime alimentare dipende inoltre da fattori legati alla qualità degli alimenti consumati.
Gli aspetti che permettono di ridurre gli effetti della produzione, della distribuzione e dello smaltimento
sull'ambiente, sulla collettività e sui lavoratori sono i seguenti:
- Il rispetto dei principi di una corretta alimentazione
- la scelta consapevole degli alimenti
Entrambe i punti permettono di minimizzare i costi sia economici, sia extraeconomici dei pasti, tenendo conto
che per alcuni prodotti il prezzo elevato non ne giustifica la presunta qualità.
I costi possono lievitare a seguito delle campagne di marketing esagerate
oppure di basse economie di scala tipiche dei prodotti ancora di "nicchia" che, per stare comunque a galla, risparmiano sulla salubrità
(ad esempio, è il caso di prodotti biologici contenenti oli raffinati o conservati con nitrini).
Nel secondo punto rientrano quei prodotti realizzati grazie a poliche volte a minimizzare gli impatti
ambientali, etici e sociali, lungo tutta la
filiera agroalimentare, dimostrandolo anche con dei marchi ecologici validi e ampiamente riconosciuti.
Studi recenti indicano che 1 consumatore su 6 è attento alle misure ambientali intraprese dai produttori che, se non rispettate,
ricadono sulla collettività.
Un caso a sé sono gli integratori i cui benefici oggettivi sono dubbi e, molto spesso, valutabili in termini di sole calorie fornite.
I benefici sono ulteriormente ridotti dalle sostanze dannose in essi contenute quali, ad esempio: dolcificanti, grassi trans o saturi,
conservanti, sbiancanti,
stabilizzanti, fino alle stesse sostanze sponsorizzate il cui eccesso crea sempre degli squilibri all'organismo.