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Lo studio del VO2max



Il grado di attività della maggior parte delle reazioni chimiche di una cellula o di un organismo può essere misurato e sintetizzato dal volume di ossigeno utilizzato nell'unità di tempo, ovvero dalla derivata prima rispetto al tempo del volume, cioè dal consumo.

Dal punto di vista dimensionale, il V’O2, è espresso in [V] • [t]-1 e la sua unità di misura è il mlO2.min-1. Per semplificazione è utilizzato il nome VO2. Il consumo di O2 può essere normalizzato al peso totale del soggetto, ed essere espresso in mlO2.kg-1.min-1.

immagine Vo2max

Consideriamo un soggetto che inizia a correre. Dopo qualche minuto (da due a quattro a seconda dell’allenamento del soggetto, Fig. 1.1), i meccanismi aerobici si sono adeguati alla richiesta energetica e inizia lo stato di equilibrio. Durante questo stato l’atleta consuma ossigeno e tale consumo è costante. Se lo sforzo aumenta (come si può rilevare facendo correre il soggetto su di un ergometro a nastro con aumenti graduali della pendenza o della velocità) aumenta anche il consumo di ossigeno. A un certo punto il meccanismo aerobico, non sarà più sufficiente a fornire tutta l’energia richiesta. Il consumo di ossigeno dell’atleta aumenterà comunque ancora finché a un ulteriore aumento della richiesta energetica, non ci sarà più incremento: l’atleta ha raggiunto la minima velocità di corsa tale da verificare il massimo consumo di ossigeno, o, più semplicemente, si dice aver raggiunto il VO2max.
Questo plateau del consumo di ossigeno, è evidente solo nei soggetti più allenati, cioè nel 30% del totale (Noakes 1988 e Doherty, 2002) mentre nei bambini è addirittura molto raro trovarlo (Rowland, Cunningham 1992).


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