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Lo studio del lattato

Il secondo dato che occorre considerare per l’analisi della prestazione è l’aumento del lattato, cioè del catione dell’acido lattico (o acido 2-idrossipropanoico, dalla formula C6H6O3) che viene prodotto nei muscoli durante la degradazione anaerobica del glucosio. Una volta che l’acido lattico diffonde nel sangue, si dissocia istantaneamente e completamente nell’anione lattato e nel catione idrogeno.

Torniamo all’esempio dell’atleta monitorato durante la corsa su nastro trasportatore. Se si misura la concentrazione ematica di lattato a diverse velocità espresse come percentuale del VO2max, si trova una curva come quella mostrata in Fig. 1.2.

immagine curve del lattato

Figura 1.2 - CINETICHE DEL LATTATO MASSIME IN RELAZIONE ALLA %VO2MAX E ALLE CURVE DEL TEMPO LIMITE E DEL TEMPO NECESSARIO PER RAGGIUNGERE LA CONDIZIONE DI VO2MAX (Adattato, Shepard 1986).

Nel tentativo di produrre maggiore energia il meccanismo anaerobico opera a sostegno del meccanismo aerobico. Se la richiesta energetica aumenta ulteriormente, l’acido lattico prodotto in grandi quantità dal muscolo si diffonde nel sangue dove subito si dissocia nell’anione lattato e nel catione idrogeno, aumentandone la concentrazione. L’accumulo di idrogenioni porta all’inibizione della contrazione muscolare e ciò rende impossibile il mantenimento della potenza meccanica.

Dalla Figura 1.2 si notano chiaramente due fenomeni. Per velocità oltre una certa percentuale del VO2max, la produzione di acido lattico continua ad aumentare per tutta la durata della prova che coincide col tempo di esaurimento ad una data intensità; per velocità inferiori ad un certo valore (Soglia aerobica) la concentrazione di lattato tende a rimanere costante o a ritornare ai livelli basali (quest’ultimo caso nel modello non è mostrato). Esiste una intensità (nell’esempio in figura 1.2 corrispondente al 90% del VO2max) alla quale vi è costanza della concentrazione ematica di lattato per alcune decine di minuti. La durata dipende dalle caratteristiche dell’atleta e dal suo grado di allenamento, andando da alcune decine di minuti fino a oltre un’ora.

L’utilizzo del lattato come indice di intensità e quindi di carico interno è limitato dal fatto che non tiene conto di altre sostanze acidificanti, responsabili anch’esse della produzione di H+, ma che comunque presentano le stesse vie di eliminazione: respiratoria e renale. Il lattato, inoltre, può essere riconvertito in glucosio, subito riutilizzato o accumulato, grazie al ciclo di Cori che ha sede nel fegato e nelle fibre muscolari ossidative.


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