Prevenzione e rischi
I disturbi della condotta alimentare - Parte I
I disturbi della condotta alimentare (DCA) in passano noti come come disturbi dell’alimentazione (DA), sono una serie di anomalie che riguardano l’individuo in modo piuttosto esteso. Se nella pratica il problema riguarda principalmente l’introito, il comportamento alimentare e gli effetti che il cibo ha sull’organismo, il problema è in realtà molto più complesso perché interagisce con tutte le sfere psichiche dell’individuo, quindi a livello cognitivo-comportamentale, affettivo-emotivo e motorie.
Per questo motivo la pratica del movimento o dello Sport può essere in un certo senso collegato con questo tipo di disturbo.
Tuttavia, la malattia vera e propria che talvolta può concretizzarsi, ha un decorso difficilmente conciliabile con una pratica sportiva.
Ne sono esempi l’anoressia e la bulimia nervosa classiche, ovvero condizioni patologiche in cui il tentativo di controllo dell’introito energetico ha ormai limitato in misura importante la qualità della vita del soggetto, a causa anche di una fobia più o meno penalizzante nei confronti del cibo e di tutto ciò che ne è collegato.
L’aggravante molto frequente di queste due condizioni patologiche, ma anche delle forme “atletiche", cioè in quei disturbi alimentari collegati in un certo senso alla prestazione atletica, sono le “purghe" compensatorie.
Questi espedienti messi in atto per eliminare nel più rapido tempo possibile il cibo precedentemente introdotto sono dei veri e propri sforzi compiuti dal soggetto e possono essere causa, sia di una perdita repentina del controllo cognitivo, sia di una pianificazione solitaria, riscontrabile nelle forme più severe. Ciò che si evidenzia in generale è che i soggetti sono polarizzati solo su alcuni aspetti della vita, tralasciando quelli in grado di assicurare un vero benessere duraturo quali: la cura dello stile di vita e la coltivazione di rapporti sociali in grado di migliorarne la qualità.
Questi atti compensatori in una prima fase possono erroneamente sembrare utili al dimagrimento e gestibili nel caso in cui il soggetto si stia già rendendo conto dell’iniziale perdita di controllo. In realtà l’evidenza dimostra che non lo sono, ma anzi, se non trattati subito, tendono a cronicizzare, favorendo tutta una serie di fattori aggravanti che nel medio o lungo periodo mettono a serio rischio la salute psicofisica di chi li pratica e spesso anche delle persone con un certo grado di vicinanza emotiva.
Facendo riferimento, ad esempio, al vomito autoindotto e all’esercizio fisico strenuo, queste due metodiche, soprattutto se abbinate, possono avere delle conseguenze estremamente pericolose e irreversibili se protratte per un tempo sufficientemente lungo. Basti pensare al rischio di alcalosi metabolica, conseguente la perdita di acido cloridrico dello stomaco e causa di scompensi cardiaci potenzialmente fatali o di danni tissutali cronici, sia diretti, sia indiretti.
Per quanto riguarda la forma “atletica" di questi disturbi, come già accennato, la pratica dello Sport ha perso ogni relazione con i principi dell’allenamento. Essa spesso risulta essere totalizzante, irrazionale, ed avviene prettamente in forma compulsiva o dettata dai condizionamenti individuali che il soggetto spesso rimugina durante il giorno. Risulta quindi una concausa o un effetto compensatorio utile solamente a “purgare" l’organismo dall’eccesso di cibo assunto, presunto od oggettivo che sia.
Come si è cercato di evidenziare, il meccanismo con cui questa serie di disturbi si presentano e si mantengono è complesso anche se esistono degli aspetti comuni a molti soggetti. Nonostante quindi esista la possibilità di riconoscere queste forme di disaddattamento comportamentale autolesiva, il fattore principale da tenere conto nella pratica sportiva è la prevenzione sulla base dei rischi e, se possibile e laddove sia necessario, il riconoscimento precocie dei segni. A titolo di esempio sono citati: l’isolamento inconsueto dell’atleta, il non rispetto del piano degli allenamenti, il calo anomalo ponderale e di prestazione, il malumore ricorrente, l’eccessiva e spasmodica attenzione alla qualità e alla quantità del cibo introdotto o alle forme corporee.
Gli ultimi tre punti hanno un’importanza notevole nel riconoscimento di questi disturbi. Questo vuol dire che l’eccessiva attenzione nei confronti del cibo e del corpo sono sia parte delle cause che li autoalimenta sia le conseguenze di problemi più profondi come, ad esempio, alcuni deficit affettivi non minimali oppure gli effetti di una dipendenza patologica.
Alcune forme precoci, concomitanti o pure, riguardanti i disturbi alimentari sono l’ortoressia e la bigoressia. L’ortoressia può essere descritta come l’eccessiva attenzione per le conseguenze che un alimento o una particolare classe di essi, ha sulla salute dell’individuo, creando, di fatto, intossicazioni alimentari da eccesso o carenze nutrizionali da deficit di sostanze che confondono ulteriormente l’individuo vittima delle proprie irruenti credenze.
La vigoressia, che è un dismorfismo corporeo cioè una cattiva percezione del sé corporeo, altrimenti nota come anoressia atletica inversa o maschile, è un problema che riguarda principalmente gli individui di sesso maschile. Nello stesso modo in cui un soggetto anoressico si preoccupa eccessivamente per il peso e per le forme corporee, avendo spesso come unico "nemico" da sconfiggere il grasso di riserva, così il soggetto vigoressico investe la maggior parte delle sue risorse sulla crescita corporea, avendo come unico alleato la massa muscolare, tralasciando le altre capacità.
Le cause e gli effetti di questi disturbi sono davvero molteplici e probabilmente non ancora del tutto noti al mondo scientifico, complice il fatto che spesso questi disturbi vengano in qualche modo taciuti in maniera compiacente, oppure che vengano mitigati da particolari condizioni facilitanti del soggetto.
Quello che sembra essere noto è che esistono dei fattori predisponenti che, uniti a fattori scatenanti, possono causare l'inizio di questo disturbo, oramai in età sempre più precocie. Una volta incominciato, questo meccanismo tende a perpetuarsi perché connesso con il meccanismo perpetuante e compulsivo delle dipendenze patologiche, probabilmente anche a causa di particolari fenomeni precipitanti che avvengono secondo i principi delle catastrofi.
Alcuni autori inseriscono tra i fattori predisponenti l'insicurezza scaturita dalla difficile comprensione dei fenomeni che governano il mondo che, anziché essere risolta dalla conoscienza, viene sostituita dall'apparentemente meno incerto controllo del corpo, in quanto è l'oggetto che dal principio è più vicino all'individuo. Secondo i sostenitori di questa ipotesi, nei soggetti più vulnerabili e meno esperti, la pubblicità e la sponsorizzazione di modelli comportamentali altamente competitivi e difficili da mantenere darebbero luogo a dei condizionamenti più o meno individualizzati che si comporterebbero come un virus annidato nell'individuo.
Fattori stressanti conseguenti il regime alimentare, il lavoro fisico come lo Sport, abbandoni o fallimenti scolastici o sentimentali, oppure particolari condizioni metaboliche e ormonali, come ad esempio la teoria dell’iper-prolattinemia-insulinemia causa di rapidi abbassamenti della glicemia oppure, dell’alterato reuptake della serotonina, modificato nella depressione o in condizioni di abuso di sostanze psicotrope, slatentizzerebbero questi condizionamenti appresi, dando il via ad una serie di comportamenti difficilmente eliminabili.
In passato i fattori comuni nei soggetti affetti da questi disturbi riguardavano la condizione di “benessere", cioè: il reddito, l’istruzione, il ruolo sociale, ecc.
Attualmente l'aumento dell'anoressia nervosa, anche nei paesi a basso e medio reddito, suggerisce che il cambiamento culturale associato all'industrializzazione, all'urbanizzazione e alla globalizzazione potrebbero essere conseguenza dell'esposizione a nuovi rischi ambientali quali: lo stile di vita occidentale, le abitudini alimentari e l'interiorizzazione di un ideale troppo magro i quali possono aumentare la probabilità di provare insoddisfazione per le proprie forme corporee e facilitare l'insorgenza di anoressia nervosa in individui predisposti (1).
Concludendo, come per altre condizioni morbose della psiche umana sembra che l’equilibrio psicofisico giochi un ruolo centrale, suggerendo che il suo implemento potrebbe avere sia l’effetto di scudo nei confronti di questi disturbi, sia di favorire il ritorno alla normalità nel caso in cui il problema sia ormai conclamato.
E’ compito del mondo che circonda i soggetti in via di sviluppo occuparsi della prevenzione di questi disturbi, insegnandogli da subito uno stile di vita orientato alla salute e fondato sull’apprendimento, sul movimento e sulla socializzazione. La pratica sportiva, se praticata in accordo alle reali doti del bambino, è uno strumento irrinunciabile di socializzazione secondaria e di educazione che lo abitua a mantenere il più possibile uno stile di vita attivo.
BIBLIOGRAFIA
(1) Anorexia nervosa: aetiology, assessment, and treatment. Stephan Zipfel,Katrin EGiel,Cynthia M Bulik, Phillipa Hay, Ulrike Schmidt; Lancet Psychiatry (2015)
(2) Compulsive exercise in eating disorders: proposal for a definition and a clinical assessment. Dittmer et al.; Journal of Eating Disorders (2018).
(3) Metabolic Barriers to Weight Gain in Patients With Anorexia Nervosa: A Young Adult Case Report. Haas et al.; Frontiers in Psychiatry (2018).