Prevenzione e rischi
L'alcol e i suoi effetti
E. DEGAS, L’assenzio, 1876, olio su tela, cm.92 x 98, Parigi, Louvre
L'uso e abuso di alcol, nel nostro territorio, è un problema in crescita soprattutto tra i giovani. Oggi la parola alcolismo è conosciuta e utilizzata.
L'alcolismo è un termine in realtà che è stato introdotto nel 1852, quando allora era un problema considerato un po’ una liceità, c'era una disapprovazione compiacente e tuttavia non rappresentava una problematica di natura davvero medica né si pensava a un trattamento specifico per questa condizione. Soltanto più tardi grazie anche a movimenti culturali e associazioni, si
cominciò a rompere quel muro che rappresentava quasi un problema per la ricerca di aiuto per questi pazienti e per i loro familiari.
Sin che, nel 1950, si arriva a una posizione ufficiale presa dall'Organismo Mondiale Per la Sanità (OMS) che andò a verificare tutti gli aspetti, da quelli della compulsione e quelli della necessità di assumere bevande alcoliche, quindi facendo riferimento alla dipendenza psichica, ma anche agli aspetti della dipendenza fisica, della tolleranza alle dosi crescenti di alcol, finanche alla sindrome di astinenza che crea davvero problemi perché rappresenta forse il nodo centrale di questa patologia.
Successivamente negli anni 80, quindi proprio recentemente, si è capito quanto il problema alcol non è tanto e solamente una malattia, quanto piuttosto un comportamento appreso. Ed è proprio aver appreso questo comportamento di abitudine all'alcol che ci mette a rischio di sviluppare dipendenza e quindi, potenzialmente, tutti possiamo essere dipendenti dalle bevande alcoliche. E da questo punto di vista quindi, non soltanto la famiglia ma anche l'ambiente esterno condiziona in qualche modo il rischio di sviluppare questa patologia.
L’alcolismo è una malattia di cui tutti siamo a rischio, non solo i singoli casi.
Siamo tutti a rischio perché come per le altre dipendenze vale il concetto che se cambiano le condizioni psicologiche del soggetto e le condizioni sociali, quel comportamento appreso può diventare una patologia.
Ad esempio, con l'alcol ha molta importanza il contesto familiare di provenienza. Esistono delle situazioni nelle quali nella famiglia esistono profili che predispongono allo sviluppo della dipendenza,. Così ad esempio ci possono essere rapporti confittuali con i genitori con i quali in quella famiglia c'è un uso eccessivo di alcool. Questo diventa soprattutto importante quando il rapporto confittuale è con la figura paterna. In questo caso se il padre è un alcolista, il figlio ha un alto rischio di sviluppare un comportamento analogo.
Ci possono essere casi in cui il problema viene segnalato da persone esterne come un amico o un parente, meno frequentemente sono le persone in primis che si accorgono di avere questo problema e vogliono farsi curare.
Solitamente quel che accade con maggiore frequenza è che un familiare vada a chiedere aiuto, difficilmente accade il contrario ma, quando ciò accade, cioè che la persona direttamente si avvicina al medico per chiedere aiuto, proprio la presa di coscienza diretta dell'individuo, predispone ad una maggiore successo della probabilità di cura.
Il consumo di alcol risulta essere frequente soprattutto fra i giovani.
In generale il consumo di alcol è prevalente, soprattutto tra i giovani, perché l’alcol, non va dimenticato, tende a facilitare il colloquio e il rapporto sociale tra individui. E spesso i giovani, soprattutto nella fase adolescenziale, hanno difficoltà a interagire con gli stessi coetanei e quindi l’alcol, in una prima fase, può facilitare a mettersi in sintonia con l’interlocutore. Per questo, ad esempio, molto spesso, il venerdì sera eccedono nell’alcol, soprattutto nella fase iniziale quando devono iniziare a superare quella barriera psicologica che spesso possono vivere. Il tipo di bevanda che possono scegliere, se il vino piuttosto che la birra o i super alcolici, dipende un po’ dal contesto in cui avviene quell’incontro. Di solito comunque i giovani sono concordi nel ritenere che l’alcol rappresentato dalla bevanda vino è più semplice da gestire perché rende più rilassati e quindi facilita i rapporti conviviali.
Mentre essi sono in disaccordo sull’esistenza di una specifica bevanda alcolica capace di facilitare il rapporto con la sessualità.
Le conseguenze per l’abuso di alcol sono molteplici.
Le conseguenze dell’abuso di alcol dipendono anche da come viene gestita la bevanda. Molto spesso fra i giovani è un fenomeno frequente quello del binge drinking, cioè dell’abbuffata di alcol.
In pochissimo tempo, anche in meno di un’ora, riescono a bere 5 – 10 drink e l’effetto desiderato è quello di ottenere lo sballo e spesso questo comportamento coesiste con i reati e il reato stesso rappresenta un obiettivo da raggiungere per caratterizzarsi nel gruppo. E questo aspetto di avvicinamento dei giovani all’alcol avviene in età davvero precocie, già a 12 anni è possibile individuare la maggior parte dei ragazzi che fanno uso di alcol a questo scopo.
Esiste una quantità di alcol che può ritenersi sicura.
In realtà non esiste una quantità di alcol che può ritenersi sicura se non caratterizzando bene questa affermazione. Realisticamente è sicura nei soggetti sani esenti da malattia, che possano bere un quantitativo di alcol, ad esempio, di due lattine di birra o di un quarto di vino nell’uomo. Ma queste quantità devono essere, ad esempio, dimezzate nella donna che presenta un metabolismo più lento a causa di una minore quantità nello stomaco dell’enzima Alcol Deidrogenasi, dalla presenza degli estrogeni, che ne rallentano il metabolismo e dal minor volume del fegato, principale organo emuntore del sangue.
Risulta ovvio che se queste persone presentano una malattia di fegato per altre cause, l’effetto nell’alcol è additivo nel danno e quindi queste persone dovrebbero evitare di assumere alcolici, ad esempio a una persona affetta da epatite c, non potrà essere consentito di assumere nemmeno un po’ di alcol. Altre persone che devono evitare assolutamente l’uso di alcolici sono i bambini e le donne in gravidanza. Anche perché i danni causati dall’alcol non si limitano al fegato ma riguardano la maggior parte degli organi come ad esempio il cuore e il sistema nervoso.
Complessivamente, le malattie epatiche da abuso alcolico possono riassumersi nella steatosi epatica, sviluppata dal 100% dei bevitori, risultando una condizione reversibile alla sospensione dell’abuso. Tuttavia, quando essa permane può evolvere in una forma infiammatoria di malattia epatica che prende il nome di Steato Epetite e che si verifica nel 35% dei bevitori. E se anche questo passo viene superato il soggetto svilupperà la cirrosi epatica che è una condizione irreversibile.
Ma anche in questo caso è consigliabile sospendere l’alcol perché è sempre possibile stabilizzare la malattia.
La diagnosi di malattia del fegato legate all’alcol è sempre possibile.
Scoprire una malattia del fegato è davvero difficile se non c’è un’ammissione da parte del paziente stesso. Tuttavia, in una visita medica specialistica è possibile rintracciare, grazie all’anamnesi, dei segni come, ad esempio, quelli cutanei e un fegato o una milza palpabili, pur non essendo specifici della malattia da alcol. Per poter fare la diagnosi il medico dovrà quindi valutare la concentrazione sierica di enzimi specifici, in particolare le Gamma GT, che è quella che più di tutte si avvicina alla diagnosi di epatite alcolica. Ma solo con l’ammissione da parte del paziente del suo abuso alcolico il sospetto potrà essere accertato, ricorrendo in qualche caso alla biopsia epatica che mostra la caratteristica distribuzione di grasso, ovvero quei corpi acidofili di Mallory che sono specifici della malattia alcolica.
Le complicanze della malattia sono numerose e concrete.
La malattia di alcol si associa davvero a complicanze temibili, basti pensare che il 30% dei pazienti che fanno uso di alcol sviluppano cirrosi, stessa quota di chi sviluppa cancri oro faringei, il 20% degli incidenti stradali si collega all’abuso di alcol e la violenza domestica spesso si correla all’alcolismo. Altre situazioni evidenziabili sono, ad esempio, lo stroke emorragico, presente nel 10% dei casi, senza dimenticare il cancro della mammella che è più frequente nelle donne che fanno uso di alcol. Si conosce soltanto una situazione per la quale, appunto, sembrerebbe che l’alcol abbia un valore protettivo e questo è collegato alla malattia cardiovascolare che sembra dare una certa protezione laddove la quantità di alcol sia davvero modica, soprattutto negli uomini sopra i 40 anni e nelle donne sopra i 50.
La dipendenza da alcol è caratterizzata da sindrome dell’astinenza.
La sindrome dell’astinenza è caratterizzata, dal punto di vista scientifico, dal fatto che i recettori del glutammato, principale neurotrasmettitore responsabile della maggior parte dell’attività cerebrale eccitatoria, aumentano durante l’abuso di alcol e vengono, appunto, inibiti dalla sostanza stessa. Ma quando si cessa di bere, lo stimolo si avverte, il sistema nervoso diventa iper-eccitabile e il paziente va in contro, ad esempio, a tremori, a convulsioni e a degenerazione cerebellare.
Quindi la dismissione dell’alcol diventa davvero difficile e questo spiega perché quando il soggetto tenta di smettere l’assunzione di alcol, facilmente ha la ricaduta. Non soltanto per la sua forte dipendenza psicologica ma in questo caso per una evidente dipendenza fisica. Ed è per questo che il percorso di uscita, in qualche modo, da questo tunnel dell’alcol non può essere soltanto una decisione individuale ma deve avvalersi di programmi di aiuto strutturati nei quali ci siano persone che abbiano fatto la stessa esperienza, come l’associazione degli alcolisti anonimi, ma è importante anche il supporto psicoterapico.
Soltanto con una strutturata organizzazione psicoterapica si riesce ad allontanare questi soggetti nel 40% dei casi. Questo vuol dire che se i soggetti si attengono a questi programmi dopo 10 anni non bevono più. Tuttavia, risultano essere costosi e soltanto l’8% dei pazienti alcolisti ne fa uso. Allora si può ricorrere a programmi di psicoterapia più snelli, anche 10 sedute di un’ora ciascuna possono servire a tracciare il profilo psicologico di quel soggetto e a far emergere come il senso di responsabilità individuale è alla base delle scelte che il paziente assume e quanto questo sia importante per poter uscire da questo tunnel.
L’autoanalisi è il primo consiglio pratico per tutti.
Prima di trovarci in una situazione di dipendenza alcolica, se facciamo uso di alcol dobbiamo anche ogni tanto farci qualche domanda. Per esempio, possiamo chiederci se abbiamo mai provato a smettere di bere, cioè se siamo capaci di interrompere quella che è un’abitudine, almeno per un certo tempo, se ci irritiamo quando qualcuno ci invita o ci sottolinea il fatto che noi stiamo magari abusando, se abbiamo abusato e abbiamo avuto un senso di colpa per questa nostra abitudine, oppure possiamo chiederci se qualche volta ci è capitato di bere troppo presto al mattino per sedare la nostra ansia.
Ebbene, se noi rispondessimo in modo affermativo anche a una sola di queste quattro condizioni, probabilmente noi abbiamo una lieve dipendenza da alcol. Se invece la risposta è positiva ad almeno due delle precedenti, il nostro problema è davvero serio.
Andrebbe infine ricordato che l’abitudine all’alcol, che è un’abitudine voluttuaria, può diventare non scevra di rischi quando esistono delle condizioni predisponenti, ovvero, un danno epatico già presente per altre cause e che nel paziente affetto da malattia epatica l’alcol deve essere evitato in ogni modo.