La condizione di disabilità

Questo cambiamento corticale apparentemente impercettibile sta alla base, ad esempio, del recupero funzionale post traumatico. La prima esperienza indiretta che riporto come esempio è quella di Simone, un ragazzo di 24 anni che all'età di 20 subisce una compressione dei nervi ottici, causandogli una perdita totale della capacità visiva.
Nonostante una prima fase davvero drammatica, dolorosa e di difficile gestione, successivamente Simone incomincia a distinguere delle ombre e dei cambi di luce. Solo a seguito di un parziale recupero spontaneo e di esercizio sotto la guida attenta di un team specialistico, riuscirà a dare nuovamente significato a quello che percepisce. Attualmente, Simone riesce riconoscere i volti da vicino e ad attribuire a particolari variazioni cromatiche, più o meno luminose, un certo tipo di profondità di campo e di velocità di avanzamento. Questo recupero funzionale visivo parziale è supportato da una migliore sensibilità profonda che forma la capacità di equilibrio, permettendogli di svolgere autonomamente alcune attività della vita quotidiana e di praticare esercizio fisico in un centro fitness attrezzato.
La condizione di disabilità impone un cambiamento di vita radicale e fuori dal comune sia per l'individuo interessato direttamente sia per tutte le figure dalle quali dipende più o meno intensamente. Il grado di assistenza e di bisogni di cui un soggetto colpito da disabilità necessita dipende sicuramente dalla gravità della malattia e dall'ambiente in cui vive. Molto probabilmente, i suoi bisogni non saranno mai pienamente capiti e accolti dal resto della popolazione.
Il motivo di questa incomprensione ha più spiegazioni. Da parte di chi vive direttamente questa condizione si riscontra spesso un'incapacità di esprimere i propri bisogni mentre da parte di chi la vive indirettamente, cioè di chi li assiste, si percepisce talvolta una difficoltà a riconoscere alcune esigenze chiave del proprio assistito e a comunicarle agli enti potenzialmente in grado di migliorare la qualità della vita delle persone che appartengono a questo mondo.
I problemi comuni a cui vanno incontro queste due figure, possono davvero ridursi se vengono cercate opportune soluzioni coinvolgendo altri attori sociali indirettamente interessati: enti politici, sanitari e socio-assistenziali, educatori specialistici e promotori.
Alcuni di questi problemi quotidiani, nonostante tutti i possibili sforzi compiuti, possono risultare insormontabili accentuando il senso di abbandono interculturale ed extra-generazionale, di queste persone ad alto rischio quali sono i soggetti portatori di handicap. Tutto ciò genera sconforto e depressione, impedendo agli individui di crescere e di esprimere il loro potenziale. L'attività di supporto a queste persone non è quindi esposta solamente alle difficoltà intrinseche ma anche e soprattutto a quelle estrinseche dipendenti dall'ambiente in cui si opera e dalla cultura di riferimento.
Arrivando quindi all'attività organizzata, essa non deve solo svolgere funzione palliativa, permettendo di spostare l'attenzione su di un compito esterno piacevole, ma deve anche essere in grado di migliorare sensibilmente e nel lungo periodo la qualità della vita di chi vi partecipa, favorendo la piena espressione di tutti gli individui e la salute.
Una di queste attività è lo Sport. La sua pratica è in grado di agire a vari livelli di benessere individuale: psicologico, relazionale e sociale; senza trascurare l'azione diretta sulla salute, se praticato nei modi e nei tempi corretti.