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Le basi della disabilità

immagine della via ottiva

L'assenza o la riduzione di abilità in un individuo viene chiamata disabilità. Il grado di questa condizione, che può essere acquisita o congenita, dipende sia dal tipo di malattia che la provoca, sia dall'entità dell'abilità che viene persa o ridotta. Nel caso delle disabilità acquisite contano anche le esperienze avute in condizioni di normo-abilità e le capacità psicologiche dell'individuo che gli permettono di adattarsi in modo ottimale al radicale cambiamento.

Ad esempio, la compressione del nervo ottico a seguito di fattori autoimmuni, può causare la perdita parziale o completa della vista, generalmente di entrambi gli occhi. La stessa drammatica condizione si può verificare anche a seguito di anomalie congenite unite a fattori ambientali.
Nel caso di una perdita totale della vista, inevitabilmente, altre capacità verranno colpite più o meno direttamente; alcune andranno incontro a riduzione, mentre altre potranno potenziarsi in modo da sopperire alle perdite funzionali.

Se prendiamo in considerazione l'equilibrio del corpo, ovvero la capacità di mantenere una posizione funzionale, statica o dinamica, e in cui la proiezione del centro di gravità si ritrovi all'interno della propria base di appoggio, si dimostra che essa è composta da tre componenti di informazioni concorrenti: visive, vestibolari e propriocettive.

Generalmente, qualsiasi informazione esterna all'organismo, ovvero di energia sotto forma di stimolo pressorio, luminoso o chimico, che sia in grado di informare il SNC deve essere percepibile da un recettore apposito, superare un valore di soglia proprio di ciascun recettore e quindi essere trasdotto in un segnale elettrico, successivamente elaborato dal SNC.

Il cervelletto, un importante centro di integrazione di questi segnali, coordina e corregge direttamente il movimento dei muscoli e quindi del corpo, senza bisogno dell'intervento dei centri superiori responsabili dello stato di coscienza.

Quando il segnale arricchito di tutte le informazioni utili giunge ai centri superiori coscienti del SNC, è favorito il mantenimento dell'equilibrio statico o dinamico in ogni istante. E' quindi chiaro come la perdita anomala di un tipo di informazione, in questo caso visiva, peggiori la qualità della capacità di equilibrio. Tuttavia, il cervello è in grado di adattarsi a tale perdita di informazione, minimizzando la mancanza o la riduzione, inevitabile, di funzione.

La mancanza della vista può essere compensata da informazioni cinestesiche, cioè vestibolari e propriocettive, che risultano estremamente sviluppate nei soggetti ciechi o ipovedenti che hanno mantenuto elevati livelli funzionali. Questi soggetti, come ad esempio è il caso di soggetti sportivi praticanti, sembrano essere dotati di una sensibilità speciale, quasi un sesto senso, decisamente poco comune nei soggetti normodotati proprio perché la strategia preferenziale di mantenimento dell'equilibrio è basata sulla vista.

La grandiosa caratteristica del SNC di adattarsi agli stimoli residui, col fine di fornire risposte coerenti e funzionali allo stato di vigilanza, è permessa dalla capacità plastica dei neuroni della corteccia che avvolge, come farebbe un lenzuolo di circa 2 mq, ma in modo minuzioso, per minimizzare lo spazio occupato, ogni convoluzione dell'encefalo.
Dal punto di vista strutturale la corteccia è suddivisa in strati e in aree funzionali distinte. Ciascuna area assolve a funzioni specifiche di ricezione, di elaborazione e di invio dei segnali. Ma il fatto straordinario è che i neuroni qui situati possono cambiare la loro capacità di collegarsi e di generare segnali, ad esempio, sopperendo a mancanze funzionali di aree strutturalmente o funzionalmente vicine.

Questa capacità intrinseca del cervello prende il nome di capacità plastica delle sinapsi neuronali che può essere di due tipi: di breve termine, probabilmente il meccanismo alla base del pensiero, e di lungo termine, cioè quella che si instaura nell'apprendimento di un comportamento. Inoltre, la plasticità di intere aree permette ad altre zone strutturalmente e funzionalmente simili la presa in carico di compiti specifici di parti che possono essersi deteriorate. Ad esempio, a causa di un ridotto flusso di informazioni in ingresso o, nei casi più gravi, di un danno tissutale, limitando infine la perdita funzionale.

E' stato visto, grazie a tecniche di imaging computerizzata, che le aree si espandono o si riducono di dimensioni a seconda degli stimoli in ingresso, ovvero dell'uso che se ne fa.
Un'area visiva lesa o ipofunzionante, entro certi limiti, è molto probabile che vada incontro a plasticità, assicurando al soggetto che si esercita un compenso al suo deficit per effetto diretto su quell'area o indiretto su altre aree concorrenti alla vista.


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