Peso e Corsa
Nel momento in cui la gravità terrestre agisce su ogni singolo pezzetto di materia di ogni singolo individuo e non essendo possibile né sottrarvisi, né esiste schermo capace di ridurla o di annullarla, risulta evidente che l’atteggiamento più razionale nei suoi confronti sia quello di rispettare le sue leggi.
La loro comprensione può essere utile in questo periodo di feste natalizie che coincide con le attuali misure di confinamento sociale che molto probabilmente non facilitano ogni tentativo o principio di miglioramento dello stile di vita, pronosticandosi quindi un più o meno evidente aumento del peso corporeo.
per farsene una ragione, ma anche per, eventualmente, correre ai ripari nel più breve tempo possibile! La fisica e la fisiologia possono essere altrettanto utili per valutare, ad esempio, i delicati effetti che si verificano nella corsa.
Questa è praticata per vari scopi con più o meno motivazione ma, purtroppo, il rischio insito nella sua pratica è estremamente connesso alle variazioni quali-quantitative del carico come, ad esempio, avviene per le variazioni del peso corporeo.
Per descrivere i fenomeni fisiologici implicati nella corsa semplifichiamo adottando come variabile di riferimento il peso corporeo e domandiamoci quanto un chilogrammo in eccesso ne riduca la prestazione in termini di velocità, supponendo che questo peso venga accumulato, oppure tolto in tempi molto brevi; l’equivalente di riempire o svuotare uno zainetto.
La prima e fondamentale ipotesi per poter analizzare la variazione di velocità dovuta alla variazione di peso consiste nell’eguagliare l’energia spesa durante la corsa sia prima (E1) sia dopo (E2) la variazione del peso, come descritto dalla seguente uguaglianza:
E1 = E2
Per la locomozione umana l’energia spesa può essere espressa dalla seguente equazione (Margaria):
E = CE ◦ P ◦ D
Dove: CE è il costo energetico della tecnica di locomozione in esame, che nella corsa (CR) assume valori tra 0.8 e 1.2 a seconda della tecnica e della velocità di avanzamento. Ne consegue che l’uguaglianza diventa:
CR1 ◦ P1 ◦ D1 = CR2 ◦ P2 ◦ D2
Dove: D è la distanza espressa in km e P è il peso corporeo espresso in kg.
Ma D può essere sostituito dal seguente rapporto:
D = vt
Dove: t è la durata della corsa espresso in ore e v è la velocità in km/h.
Eguagliamo adesso il tempo (ed eliminiamo) di entrambe le prove siccome ciò che interessa conoscere è la variazione di velocità conseguente la variazione di peso. L’uguaglianza può quindi essere riscritta nel seguente modo:
CR1 ◦ P1 ◦ v1 = CR2 ◦ P2 ◦ v2
Le condizioni di aumento di peso poste come ipotesi da sostituire nell'uguaglianza di destra sono le seguenti:
P2 = P1 + 1 kg
Che permettono di ricavare v2 in funzione degli altri parametri noti, come di seguito riportato:
V2 = CR1CR2 ◦ P1(P1+1) ◦ v1
Dove:: il primo fattore, cioè il rapporto dei costi energetici, risulta essere inferiore o uguale a 1 in quanto esiste una relazione positiva tra il costo energetico e l’aumento del peso corporeo (per effetto dell’aumento del lavoro esterno senza un reale vantaggio in termini di propulsione). Il secondo fattore, il rapporto tra il peso iniziale e finale, è il principale responsabile della variazione di velocità.
Per semplicità poniamo che l’entità e il nuovo assetto del corpo dovuto alla variazione di peso non incida sulla tecnica di corsa, potendo quindi imporre la seguente condizione:
CR1 = CR2
Alla luce di v2 e della nota v1, entrambe espresse in km/h ed espresso il tempo come rapporto (t = S/v) ricaviamo la differenza di tempo (tdiff) che intercorre nel percorrere 1 km con e senza il sovraccarico di un kg, come mostrato dalla seguente equazione:
tdiff = Svdiff = 1v2 - 1v1
Sostituendo v2 nella precedente si ottiene la seguente equazione del tempo differenziale espresso in secondi:
tdiff = P1 + 1v1 P1 - 1v1 ◦ 3600
tdiff = v1 (P1+1) – v1 P1v12 P1 ◦ 3600
tdiff = 3600v1 P1 [sec/kg/km]
Conoscendo infine il legame che esiste tra la velocità espressa in km/h e il passo, classicamente espresso in min/km, la cui equazione è di seguito riportata:
v = 60passo
E sostituendola nel calcolo del tdiff, è possibile ottenere la seguente e conclusiva equazione che indica il tempo che varierebbe ad ogni km se a quel passo il peso corporeo variasse di un kg:
tdiff = tP1 [sec]
La precedente equazione dice che i secondi persi (o guadagnati) per ogni km di corsa, a causa del trasporto di un kg di peso in più, aumentano con il tempo impiegato a percorrere ogni km. O se vogliamo aumentano con il diminuire del valore atletico (a parità di peso più si è atleticamente scarsi e più si è suscettibili alla variazione). Inoltre, tdiff diminuisce con l’aumentare del peso corporeo iniziale (P1); teoricamente a parità di tempo al km, un soggetto più leggero, e quindi presumibilmente dotato di un maggiore valore atletico, è più suscettibile alle variazioni di peso rispetto a un soggetto più pesante.
Siccome i due parametri sono indirettamente collegati il tdiff risulta essere poco variabile per lo stesso individuo ma estremamente variabile per una classe di individui, essendo quantificabile in circa 2 - 8 sec/kg/km.
Discussione
Secondo questa formula la variazione di tempo pari a 3”/km conseguente la variazione di un chilogrammo si verificherebbe, ad esempio, sia per un soggetto pesante 60 kg che corresse a 3’/km (180/60=3) sia per un altro soggetto dal peso di 80 kg che corresse a 4’/km (240/80=3).
Tuttavia, come anticipato, questa formula non tiene in considerazioni delle variazioni di peso dei muscoli direttamente impegnati nella spinta (cioè di una presumibile variazione della soglia anaerobica) la cui riduzione si verifica a seguito di variazioni di peso troppo rapide e il cui aumento si apprezzerebbe dopo diverse settimane di allenamento.
Ne consegue che la variazione del tdiff calcolata con grandi variazioni di peso risulta essere troppo approssimativa in quanto è probabile che si modifichino alcuni parametri quali, ad esempio, il costo energetico (CE) della corsa finora trascurato.
Se entro i 6 km le variazioni di velocità possono non essere apprezzabili. In prove più brevi, ad esempio, il sovraccarico è compensato da un maggiore impiego di forza che esaurirebbe solo parzialmente le riserve glicolitiche (vista la modesta durata della prova) senza che vi siano ripercussioni sulla performance.
Per esempio, effettuare il test del chilogrammo percorrendo un km al massimo delle proprie capacità, prima senza sovraccarico e, dopo aver effettuato 10 – 15 minuti di recupero dalla precedente, con sovraccarico di un kg ma con una grande carica motivazionale, si verifica comunque un miglioramento in almeno il 50% dei partecipanti, come ha dimostrato lo psicologo Dott. Trabucchi in una trasmissione sulla corsa di qualche anno fa.
Conclusioni
Nella pratica dell'allenamento quando si ipotizza un aumento ponderale significativo e limitante (caso tipico del principiante sottoposto ad uno stop), è consigliabile svolgere solo del fondo lento corso più lentamente ma per lo stesso tempo, accettando la fisiologica riduzione di velocità che assicura però di compiere la stessa fatica; in questo caso cercare di consumare di più aumentando il numero di km corsi, se la distanza in più sfora quella massima ammissibile, esporrerebbe ad un elevato rischio di infortunio.
Un ragionamento analogo deve essere sottoposto a chi pensa che aumentando la velocità si consumi di più, secondo la formula di Margaria ciò non sarebbe vero, stressando invece ulteriormente il fisico.
Al netto dell'eventuale peso in eccesso occorre infine valutare quello delle "palle mentali", che potrebbe essere molto più gravoso rispetto ad un kg di troppo. Tenetelo a mente. 😊